L’uomo albero, un dramma foresto-pendolare

l'uomo albero

Mio padre, da buon uomo di scienza qual è, una volta mi disse che “la natura non fa salti.”…

…”Prendi le cozze ad esempio: sono degli animali, ma hanno in realtà molte caratteristiche delle piante…” Lì per lì la cosa mi affascinò ed allo stesso tempo spiazzò un po’.

Per esempio: i vegetariani come vedono la cosa? Sicuramente meritava un attimo di riflessione,  poi le cozze che conoscevo a scuola mi sembravano decisamente più appartenenti alla categoria degli animali.. ma effettivamente alcune avevano anche le caratteristiche dei cactus (e mi riservavano la stessa considerazione che godevo e dalle loro compagne più piacenti oltre che dai cactus veri), quindi mi vedevo d’accordo con papà.. e mi vendicavo sulle cozze alimentari.

Col tempo poi, a furia di impepate e guazzetti alla birra, sono giunto alla filosofica conclusione che, in fondo, mi importa abbastanza poco: buone sono e rimangono. Per la categoria di cozze “non alimentari” invece, in alcuni casi ha prevalso il regno “Animalia” in alcuni “Plantae” e in altri “Chilavrebbemaidettochesarebbediventatacosìgnocca”.

Milla, notoriamente cozza al liceo, si ricorda gli sparticulo ed è tornata per vendicarsi.

Questo però ci porta ad analizzare un altro esempio di intreccio di regni:

“L’UOMO ALBERO”

E’ fatto come un pendolare, ha le caratteristiche di un albero, e il suo habitat è ovviamente la metropolitana.

L’Uomo Albero ha la capacità, proprio come un seme nel terreno, di non farsi notare subito: è tranquillo, poco appariscente e trova il suo posticino più o meno in mezzo al vagone.

Si confonde tra la folla.

A questo punto il miracolo della natura si verifica davanti agli occhi di tutti, senza che nessuno se ne accorga:  la mano con cui si regge al palo centrale o alla maniglia sospesa acquista consistenza lignea, tendenzialmente rovere durissimo, e dai suoi piedi fuoriescono lunghe e fortissime radici che lo ancorano saldamente al pavimento.

Nulla lo può più smuovere.

Gli urti non lo scuotono, le leggi della fisica si piegano alla sua nuova essenza.  L’inerzia stessa, che fa puntualmente quasi cadere la gente normale e fa arrivare pittoreschi insulti all’inesistente autista e fischiare le orecchie alla sua altrettano (e per fortuna) inesistente compagna, a lui non provoca nemmeno più un’oscillazione delle frasche dei capelli.

Chiaramente, il fatto che metà della gente davanti a lui sia scesa alla fermata e che ci sia un sacco di posto libero, mentre 347 persone siano ancora incastrate come in una tavola di Jacovitti dietro di lui, non lo tocca minimamente.

Se presi in tempo e di giovane età, gli hipster-albero come quello in figura, possono essere sbattuti fuori, frustati e sbeffeggiati. Poi è troppo tardi.

La sua nuova consistenza gli permette di sopportare la pressione di infiniti gomiti nelle costole e innumerevoli ginocchia nelle anche. La resistenza alla torsione acquisita dalle sue spalle farebbe impallidire le barre antirollio di una Bugatti.

Inoltre si sa, gli alberi, oltre che non potersi muovere, non parlano. Ma soprattutto non hanno l’udito. Quindi hai voglia a chiedergli se può spostarsi. Tanto vale mettersi a raccontare barzellette al rosmarino in vaso sul balcone ( che, per inciso, non ride perchè non le capisce.. non sono io che non le so raccontare).

Mentre il nostro Uomo Albero, rimanendo immobile,  ha ormai raggiunto la fase vegetativa avanzata e tra le sue radici sono comparsi i primi porcini, la metro si è mossa eccome, facendo una fermata ogni sessanta secondi circa. La fermata giusta è arrivata e ci si trova bloccati dai suoi rami e sfottuti dai roditori di varia taglia usciti dalla regione ascellare del suo tronco, perché gli alberi non potendosi muovere, ovviamente non si lavano.

esemplare di Scoiattolus Ascellaris che sfotte scimmiottando Gandalf il Grigio

Quindi mentre il proprio cervello trama una rappresaglia sul mondo vegetale con l’eliminazione di tutti i gerani del vicinato una volta arrivati a casa la sera, comincia la più difficile sfida della mattina: il limbo in apnea, famoso per lasciare poi vistosi e duraturi segni dei denti dell’arcata superiore sul labbro inferiore, come memento dello sforzo effettuato.

Bastardo.

Tanto prima o poi descrivo “l’uomo-motosega” e te lo presento.

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