Le metropolitaniche – 1 Il Tuffatore e il Prigioniero

2013-09-15 13.25.07

Partendo dall’assunto che ogni grande città, ha come step evolutivo la presenza della metropolitana, anche la mia amata Torino ha abbandonato da qualche anno lo stadio di crisalide e svolazza. Lo fà lungo un’unica linea.. ma svolazza.

Questo porta con sè una serie di psicosi e di comportamenti irrazionali (e senz’altro gustosi) che chiunque si trova a viaggiare con il pubblico trasporto abbastanza spesso, non può non aver visto.
Il primo, più comune di tutti, è il “TUFFATORE PLEISTOCENICO”: poverino, ha probabilmente l’ansia di perdere la metropolitana (manco fosse il Frecciarossa Torino-Roma) dal momento esatto in cui poggia il piede sullo scendiletto. Si scapicolla scompostamente per le scale della stazione vedendo il treno fermo. Il fischio che avverte dell’imminente chiusura delle porte arriva quando gli mancano una quindicina di metri, ed è li che si svolge l’apice della sua performance: con uno slancio disumano, alimentato da una forza fisica inaspettata presa direttamente dalle riserve derivanti dalle preistoriche fughe delle belve feroci, si porta in posizione parallela rispetto al terreno e raggiunge la salvezza dell’interno del vagone nel momento esatto in cui le porte si chiudono definitivamente.
Questo chiaramente provoca un “effetto bowling” coinvolgente i passeggeri presenti e un effetto “bestemmia folgorante” quando scende, tutto trullo trullo, 2 fermate dopo.
Il tutto condito dal fatto che in caso di Tuffatrice, vengono scagliati all’interno del vagone anche una serie di borse, borsette e in alcuni casi virtuosi anche un passeggino con tanto sirena vivente.
La metropolitana passa mediamente ogni 3 minuti, ma vaglielo a spiegare.
Altro elemanto frequente e il “PRIGIONIERO TACHICARDICO”: poverino pure lui, ha il terrore atavico di rimanere intrappolato in metro per sempre.
Comincia a cercare di capire a quale fermata scendono tutti i passeggeri che lo separano fisicamente dalla porta: “scende alla prossima? No? Ah ok… nemmeno io”… “scende? Se non scende alla prossima mi fa passare?”. Comincia a cercare di appiccicarsi alla porta almeno 4 fermate prima della sua, chiaramente poi non spostandosi neanche morto per far scendere chi è dietro di lui.
il suo pensiero è sintetizzabile in: “uff.. meno male.. anche a questa fermata la porta si è aperta.. chissà se si aprirà anche alla mia” e resta li.. fermo. Inchiodato. E a te nel frattempo è venuta la sua stessa paura: rimanere intrappolato in metro. CON LUI…
a differenza del Tuffatore però, il Prigioniero Tachicardico non scende alla prossima.. ma fa tutto il percorso della linea.. scendendo naturalmente dopo di te e privandoti della soddisfazione di dirgli: “ecco cazzone, dai scendi. Visto che ce l’hai fatta?”
Sarebbe una bella soddisfazione..

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